Buonumore significa buon lavoro

L’intelligenza emotiva come strumento della leadership e dell’eccellenza

É il sogno di molti, divertirsi in ufficio, godere di un ambiente dove ottimismo e rapporti amichevoli consentano di dare il meglio di sé. Questa situazione non è sempre presente anche se le aziende dedicano attenzione, consapevoli che un buon clima aziendale favorisce la produttività, la qualità e la soddisfazione dei clienti soprattutto quando si tratta di servizi e quindi di rapporti tra persone non mediati da una macchina o dalla tecnologia.

Una ricerca condotta negli Stati Uniti mostra che ad ogni miglioramento pari all’1 per cento del clima in cui viene erogato un servizio, corrisponde un aumento dei profitti pari al 2 per cento;  al di là delle quantificazioni numeriche, è evidente che un atteggiamento ottimista e positivo verso persone ed eventi infonde maggior fiducia nelle proprie capacità di raggiungere un obiettivo, migliora la creatività, rende più fattive  le decisioni e, in generale,  rende più disponibili ad aiutare gli altri.

Ma se l’atmosfera aziendale ha una rilevante influenza sulle prestazioni, quali sono i fattori che determinano tale atmosfera? Daniel Goleman suggerisce che la percezione che i dipendenti hanno del clima aziendale deriva sostanzialmente dalle azioni del capo: è lui quindi che crea direttamente le condizioni perché le persone lavorino al meglio. Le azioni e lo stato emotivo del leader influenzano il clima e l’umore dei collaboratori e le loro prestazioni, pertanto gli viene richiesto di gestire il proprio stato d’animo e quello altrui. Non è una questione privata, bensì un fattore chiave per il successo dell’azienda.

Per essere un capo non è quindi sufficiente soltanto un elevato quoziente d’intelligenza e una competenza tecnica specifica: è importante la capacità di gestire le relazioni a partire dalla gestione di sé e delle proprie emozioni. Goleman definisce questa capacità intelligenza emotiva e ne individua le quattro dimensioni fondamentali nella consapevolezza di sé, nella gestione di sé, nella consapevolezza sociale e nella gestione dei rapporti interpersonali.

La consapevolezza di sé, che è anche la base delle altre tre dimensioni, implica essere realisti cioè non ingenuamente ottimisti né eccessivamente autocritici, significa avere una comprensione non superficiale delle proprie emozioni, della propria personalità, dei propri valori e delle motivazioni da cui si è mossi. È necessario essere buoni giudici di sé stessi con una comunicazione sincera anche dei propri limiti, decidere basandosi sui propri principi o sugli obiettivi a lungo termine; tutto questo è molto facile da dirsi ma spesso non avviene nella realtà. Un aspetto molto interessante è che anche l’intuizione è basata sulla consapevolezza di sé: gli scienziati hanno provato che esiste un collegamento tra i circuiti limbici del cervello e le viscere. Riconoscere le sensazioni che ci portano ad una decisione “di pancia” significa essere in grado di attingere agli apprendimenti anche non razionali che le nostre esperienze hanno attivato.

La gestione di sé è la sfida fondamentale del leader che non può permettersi di essere travolto da emozioni negative quali l’ansia, la rabbia, il panico o la frustrazione. È una sorta di igiene personale che permette di tenere sotto controllo le emozioni: ovviamente non significa eliminarle ma evitare che generino comportamenti negativi per l’organizzazione come sono, ad esempio, sfoghi incontrollati di rabbia. Una apertura agli altri per quanto riguarda i propri sentimenti e le proprie convinzioni genera trasparenza, che è alla base dell’integrità e della convinzione che il leader meriti fiducia.

La consapevolezza sociale o empatia consente, attraverso la lettura delle espressioni del volto e del tono della voce, di restare in sintonia con i sentimenti dell’interlocutore durante una conversazione ma anche di esprimere un messaggio in modo da raggiungere i destinatari non solo in modo razionale ma anche di far leva sulle loro emozioni. Essere in sintonia con un gruppo non ha niente a che fare con smancerie o manifestazioni esteriori che vengono immediatamente recepite come false, ma significa valutare con rispetto i sentimenti degli interlocutori e prendere decisioni che ne tengano conto con attenzione. L’empatia è il fondamento della disponibilità, dell’ascolto reale, della collaborazione e delle relazioni d’affari produttive.

La gestione delle relazioni interpersonali è la sintesi di quanto detto ed esprime compiutamente le responsabilità di un leader, a partire dalla guida e motivazione degli altri grazie ad un ideale coinvolgente e ben comunicato. Questa è la definizione “classica” di leadership ispiratrice che però sottende altri aspetti, il primo è la capacità di influenzare, vale a dire attuare una serie di tattiche di persuasione realmente motivanti e non manipolatorie. Un secondo, non meno importante, è lo sviluppo delle potenzialità altrui attraverso il rafforzamento delle capacità, la guida e la restituzione dei necessari feedback. Un leader è anche agente di cambiamento dirigendo con criteri innovativi, risolvendo le divergenze e tramutandole in ricchezza e completezza di analisi. Infine una gestione efficace delle relazioni interpersonali implica la creazione di un network, la capacità di cooperare produttivamente e di avviare gruppi di lavoro orientati al risultato.

Enrico Perversi 

Questo articolo è tratto da quanto originariamente pubblicato su La Rivista, mensile della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera.

 

Con grande esperienza manageriale e nel ruolo di coaching, Enrico segue le attività finalizzate a generare risultati attraverso le persone. Abbiamo formalizzato due metodologie di intervento in questo ambito,

Abbiamo chiamato la prima Sestante, pone la mindfulness come elemento chiave per migliorare la performance individuale. Abbiamo avuto riscontri molto concreti sulla utilità di questa pratica per aiutare chi lavora ad essere più consapevole delle situazioni ed affrontarle in modi efficaci e costruttivi. É disponibile una brochure che lo illustra, scaricatela per maggiori dettagli.

La seconda invece è chiamata La squadra efficace: pone enfasi sul tema della collaborazione tra le persone in azienda, come elemento fondamentale per raggiungere i traguardi anche più ambiziosi.

 

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